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"Il giornalino che passione". Una opportunità per promuovere valori educativi e pedagogici
Eccoli sono lì. Seduti compostamente intorno ai tavoli, con fogli e taccuini sotto gli occhi, le penne in mano pronte all’uso, lo sguardo basso a rivedere le domande già preparate e di sicuro … con un pizzico di imbarazzo. Sono emozionati, almeno un po’, almeno quanto me.
Ecco come si sono mostrati ai miei occhi i dieci piccoli redattori di “Tra i banchi”, quando li ho incontrati per la prima volta per rispondere alle loro curiosità. E come dei veri aspiranti giornalisti hanno dato vita con le loro tenue voci a una valanga di domande. Palese la loro voglia di sapere e conoscere, chiaro il loro entusiasmo e la loro buona volontà, una piacevole e intensa chiacchierata in cui tutti hanno attivamente partecipato. Attenti, interessati e soprattutto curiosi, come ogni giornalista dovrebbe essere.
E infatti è proprio la curiosità il motore che dovrebbe muovere il giornalista nel suo compito di ricerca, approfondimento, confronto di quei fatti manifesti o celati che siano, che accadono ogni giorno, pronti a rimbalzare sulle pagine dei giornali.
Cercare, trovare informazioni di pubblico interesse e portare alla luce, a conoscenza di tutti, offrendo un servizio pubblico, nel doveroso rispetto dei principi etici e deontologici, cercando di rimanere nei binari del principio di verità e responsabilità. E’ questo in estrema sintesi il compito di un buon giornalista.
Ma il giornalino della scuola invece cos’è e a cosa serve?
Uno strumento di libero confronto e partecipazione, da tempo esistente in molte scuole superiori e in alcune scuole medie, che inizia ora a diffondersi anche tra i più piccini delle elementari, arricchendo l’offerta educativa e variegando i modelli pedagogici. Promosso spesso dagli insegnanti più disponibili, coraggiosi, appassionati al proprio lavoro, affezionati alle proprie classi, aperti alle innovazioni e alla sperimentazione dei modelli formativi, il giornalino della scuola elementare si presenta certamente come una nuova opportunità, una delle tante sfide della comunicazione da cogliere al volo. Un mezzo di libera espressione per gli alunni, che li introduca al mondo della comunicazione, che li insegni a manifestare liberamente il proprio pensiero, a rendere noto ai grandi il proprio punto di vista e ad accettare democraticamente quello altrui, uno strumento che li abitui al confronto e al rispetto di opinioni diverse.
Un giornalino che dia voce ai piccoli e che li faccia esprimere su ciò che pensano e su ciò che fanno, ma che sia anche veicolo di conoscenza. La cultura, la storia locale e non solo, l’attualità, le rubriche, i progetti, i disegni, i giochi, il tutto visto con gli occhi innocenti e curiosi dei bambini, occhi che possono svelare ai grandi un nuovo modo di vedere le cose, più genuino e spontaneo. Correlato al normale corso delle lezioni o inserito nelle materie extrascolastiche, un giornalino dà sempre buoni frutti. Esso è un vero e proprio strumento educativo, in grado di avviare i piccoli studenti alla scrittura e alla lettura, in un Paese dove i lettori non sono poi così tanti, specie ora che i new media detengono il primato dell’informazione. Il giornalino scolastico racchiude in sé le potenzialità per la formazione di una futura opinione pubblica, in grado di gettare nelle menti dei piccoli i semi di una consapevole e attiva società civile, in una cittadina quale la nostra in cui non sempre, ma spesso, i silenzi, la mancanza di partecipazione, lo scarso grado di coesione sociale e l’immobilità culturale la fanno da padrone.
Nonostante i problemi pratici sempre eterni che esistono nel fare un giornalino scolastico (si pensi alle spese, alla ricerca di sponsorizzazioni e collaborazioni varie), occorre andare avanti, arricchire la sperimentazione, moltiplicare i contenuti e inventare nuovi modi di interazione comunicativa, sfruttando al massimo le opportunità che vengono dall’era del’Information Communication Tecnology. L’era in cui l’informazione è un bene di scambio prezioso e primario.
E allora perché non rendere visibile a tutti “Tra i banchi”, perché non farne uno strumento multimediale e interattivo, magari trasferendolo on-line? Perché non fare il sito della scuola dove coinvolgere gli alunni di tutte le altre scuole, almeno locali, in uno spazio virtuale di interazione, in cui prendano vita progetti, iniziative scolastiche, attività di volontariato, solidarietà, proposte per migliorare la propria città. Per una scuola attiva e al passo coi tempi…
In un’ottica simile non si può non accogliere con piacere i giornalini scolastici e prendere al volo queste opportunità, che ieri non c’erano e oggi ci sono.
“Tra i banchi” è solo l’inizio, un buon inizio!
Merilù Barbaro
   
 
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